giovedì, 31 maggio 2007
Così com'è strutturata oggi, l'istituzione Scuola è quanto di più inutile e deleterio ci possa essere nella società. Una cosa buona la diceva il buon Aristotele. Il suo Liceo aveva il peripato, ovvero uno spazio dove, durante gli insegnamenti, passeggiava con i suoi discenti. Dunque perchè rendere senza senso la dicitura Liceo di molte delle nostre scuole, dove ormai il peripato è sparito e solo al parlarne s'alzano barriere di protesta?
Per imparare non serve un ambiente chiuso. Imparare significa aprire la propria testa a cose nuove, e questo NON è possibile farlo con efficacia in un ambiente chiuso. I professori piuttosto dovrebbero andare in giro per le strade, nei supermercati, dovunque, e parlare, parlare, parlare. Quella del professore la vedo come una vocazione, ma spesso accedono alla professione anche persone obiettivamente inadatte. Con quel metodo si riuscirbbe ad eliminarle dalla Scuola.
Ogni discente sceglierebbe di seguire il professore che più lo affascina, incentivando anche lo sviluppo delle inclinazioni e dei talenti naturali, ed i professori inadatti alla professione sarebbero automaticamente costretti a trovare un lavoro più consono a loro. Ci sarebbe scuola sempre, basterebbe uscir di casa per incontrare capannelli di gente che parla di Geografia, Diritto, Politica, e perchè no, Latino. Ad ogni ora del giorno e della notte. Una scuola sul serio aperta e paritaria.
Forse mi chiameranno eretico, ma la vedo così.
Noemi, Erika, non posso dirvi di fregarvene come faccio sempre, avete tutti i otivi per prendere un coltello ed andare ad ammazzare qualcuno.
Serena, grazie ancora.
PietroLaRosa alle 19:21 in:
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mercoledì, 30 maggio 2007
Cronaca di una mattinata assolutamente NON comune.
Serata malinconica ieri sera. Parecchio malinconica. Un pò come parecchio inutile era la mia presenza oggi a scuola. Sveglia alle 8.40, tanto Cotronei non ci sarebbe stato. Controvoglia verso scuola, chi doveva sparare ha cambiato programmi o abitando a Villafranca non è sceso. Tutto ok fino a quando, camminando, arrivo alle scale da dove sale Marta tornando a casa (o almeno suppongo). Mi fermo, mi giro, le guardo. È fatta: ogni briciola di volontà di entrare alla seconda ora svanisce come per magia.
E giù per il Boccetta, come una freccia libera ma diritta. Il piano è semplice: mio padre oggi va a lavorare, l'unico posto dove di sicuro non passa è Piazza Cairoli. Tram quindi, senza biglietto, e poi nella fossa a leggersi Aristotele. Un piano perfetto e senza percentuali di fallimento. Eh no, e allora il gusto dov'è?
Villa Mazzini. Mi fermo, mi giro, la guardo. È fatta: ho trovato la mia casa per stamattina. Mio padre passerà di lì, o dalla strada che passa sopra o da quella che passa sotto. È un rischio, sta qui il divertimento. Trovo una panchina vicino alla celebre Pozzanghera delle Papere (dove ormai mancano acqua e papere, comunque). Coperto dietro da un rialzamento, coperto davanti dalla vegetazione.
Comincio quindi a fare Aristotele, con in sottofondo macchine che accelerano, carri nel West e l'ormai leggendaria Calimero Dance. Non è l'ideale, ma sempre meglio di niente. E se invece...? Una scintilla, un'immagine, una Casa, di quelle vere. Palestra Juvara, quella della Pascoli, la MIA Palestra.
Chiudo il libro e parto, tanto la distanza è pochissima. Arrivo lì, entro, ci sono le classi dentro. Un bidello (diamine, è invecchiato parecchio) mi vede e s'avvicina di corsa."Che vuoi?" Posso stare nella palestra? "Si, si." M'ha riconosciuto, forse. Mi metto sul terzo gradone degli spalti, respiro a pieni polmoni aria di casa. La cattedra con i cellulari, il tabellone segnaputi rotto, la rientranza sotto gli spalti dove durante le prove del saggio di Latinoamericano io e S ci nascondevamo per non farci vedere dai parenti e non avevamo il coraggio di baciarci. No, spè, ero io a non averne il coraggio.
I bambini, poi. Tutta un'altra generazione. Ho visto gioco di squadra mentre giocavano a basket, non come noi (loro) che tenevamo (tenevano) la palla per sempre. Niente risse, solo risate. E quando qualcuno sbagliava, MOLTE risate. Ho visto anche ammissione di colpa su qualche fallo. Non è comune neanche fra i professionisti, questo.
S'avvicina poi una ragazza, doveva essere di terza media, massimo seconda con una bocciatura in carriera (lo escluderei, era parecchio intelligente). Bella, e perfetta nelle proporzioni. S'avvicina ai bambini e chiede di giocare con loro. Ok. In campo diventa una furia: macina gioco, segna punti come se fosse la cosa più normale del mondo e, sopratutto, tira fuori un carattere assolutamente esplosivo. I bambini, in cambio, nel marcarla hanno paura di starle troppo addosso. Francamente io avrei pagato, anni fa, per giocarci contro, maandiamoavantichenonèquestoilpunto.
La prof (Virginia Torre, la MIA prof) fischia, e senza un attimo di ritardo tutti riconsegnano palloni e cerchi. "Devo chiudere, mi spiace. Puoi aspettare fuori se vuoi, tanto ora arrivano le altre classi." Declino l'offerta, torno alla Villa Mazzini trattenendomi dal cercare informazioni sulla giocatrice, non ce ne sarebbe motivo. Torno, dicevo, e mi metto accanto al trenino, di fronte alle altalene. Bambini, ancora. Piccolissimi, giocano e schiamazzano. Ridono. Anche quelli un pò più grandicelli, quelli di prima o seconda media che hanno sparato, ridono. E vanno sulle altalene. Si spingono, saltano e ridono.
Torno a casa, e passando davanti ad una scuola elementare sento un coro. Ma lo conosco! Santa Miseria se lo conosco, è una canzone dei Pooh. Li ho odiati, i Pooh, e li detesto ancora oggi, anche se con meno forza. Cantavano, i bambini. Cantavano Si può essere Amici per sempre. Mi sono fermato ed ho cantato con loro, da sotto la finestra, urlando. Due o tre volte, neanche lo ricordo. Leggetevi il testo, è uno di quelli meno malriusciti insieme a quel capolavoro de La Leggenda di Mautoa o di qualcos'altro simile.
Io me la sono persa, quella fase. Totalmente persa. Io non marcavo le giocatrici più grandi di me, io non andavo sul trenino che fa "dlin-dlin", nè sull'altalena, odiavo (e detesto ancora, anche se con meno forza) i Pooh. Ho avuto una sola sfortuna: far parte di una generazione devastata e devastante.
Ho conquistato un'altra certezza oggi. All'Università studierò in mezzo alla gente, quando studierò, SE studierò. Ma non in mezzo a quella comune. Non in mezzo a chi l'ha domato, il Bambino, ma in mezzo a chi ancora lo scatena. E ci ritroveremo lì, tutti noi che condividiamo un Obiettivo. Saremo noi ed i Bambini.
Uniti per costruire qualcosa di nuovo.
PietroLaRosa alle 14:15 in:
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martedì, 29 maggio 2007
Così trasparente e puro, eppure così terribile.
You would not feel sadness if you never tasted joy.
Passa, passa.
PietroLaRosa alle 22:39 in:
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domenica, 27 maggio 2007
Era un gigante, Atlante. Reggeva il mondo sulle sue spalle. Ci salvava il culo, insomma. È finito all'Inferno, grazie a quel genio di Dante. Ci ha sempre salvato il culo ed è finito all'Inferno. Dante è un imbecille. Per fortuna dante non sapeva di Colapesce. Altro bel personaggio, lui. Ci salva il culo, un pò come Atlante, ma non essendo un gigante gli hanno affidato solo la Sicilia.
Questo è dedicato a tutti quelli che come Atlante e Colapesce hanno visto crollarsi il mondo addosso e resistono sotto il suo peso. No, scherzavo, è solo per un'amica, di quei due non me ne frega nulla.
È un momento,
come i quadri quando cadono,
all'improvviso, per caso.
È un momento
e poi giù, e noi sotto,
formiche, a guardare.
Al mondo piace prendere bersagli,
li punta, li osserva e poi
giù inesorabile, e noi sotto,
a guardare la formica resistere.
Ma c'è qualcosa in noi,
una forza irresistibile dentro di noi
che quando serve ci fa agire,
è un motore, adrenalina nel sangue,
un'iniezione di coraggio ed incoscienza.
Ci sono formiche che ignorano
e formiche sincere, che quella forza
la sentono e la sfruttano.
Ci sono formiche coraggiose
che se ne fregano di poter essere schiacciate,
aiutano, perchè sanno che se non si fa così
è finita, ognuno per sè ed ognuno in cenere.
Piccoli, ma testardi e forti, noi ci ribelliamo,
al diavolo chi dice no, noi il mondo lo ribaltiamo.
Esistono formiche che riescono a trasportare fino a tre chili, pari a duecento volte il loro peso.
Resisti, vengo a darti una mano. Smack!
PietroLaRosa alle 22:33 in:
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sabato, 26 maggio 2007
Ho aperto tutte le finestre e non c'è un filo di vento.
Io morirò così.
PietroLaRosa alle 15:19 in:
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venerdì, 25 maggio 2007
Mettersi in prima fila fra le persone importanti, vedere sedersi accanto n tizio della Rai ed alla domanda rispondere di essere un rappresentant d'Istituto per non indietreggiare di una fila...non ha prezzo.
A parte, ovvio, quelle due domande di curiosità sull'istituto.
Per il resto, fa un caldo bestiale.
PietroLaRosa alle 18:37 in:
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mercoledì, 23 maggio 2007
Scrivo con in sottofondo il buon Bob Dylan o.O m'ispira, sarà la tristezza di vedere la coppa in mano rossonera <.<
Giornata orribile, o più che altro orribilmente NORMALE. Troppo monotonia, troppa, troppa, sabato mi portate fuori veeeeeeero? ç.ç Sù sù, fatelo per Cotronei che non ha capito una cippa quando è entrata mia madre (secondo me c'è rimasto anche male, dalla faccia che ha fatto, porello).
Poi una gatta nel cortile m'ha arpionato due volte la mano sinistra o.ò perchè non risco più ad avvicinarmi senza farmi devastare? Diamine, una volta mi riusciva >.< colpa i Noemi, ormi ho il suo odore addosso e si allontanano. (me la pagherai ù.u)
Perdo stile, ma sarà che sono felice fino a prova contraria (nervoso, ma felice) o.O insomma, scrivo più come parlo, non ho più il tatto di una volta sulle lettere, non riesco a controllar eil flusso delle parole, escono fuori troppo velocemente aaaaaaaah >.<
Spero di riuscire a tirar fuori di nuovo lo Stile, appena ne avrò bisogno o.O bon, il Dylan ha finito di cantare, vi saluto per ora.
Menocinquantanove, con due cene da organizzare prima di partire. E pochissima voglia di studiare. Meno del solito.
ESTATE, MUOVI IL CULO, CHE QUI ABBIAMO BISOGNO DI TE.
PietroLaRosa alle 22:31 in:
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martedì, 22 maggio 2007
Merda, merda, merda, merda, merda. Chissà se sopravvivo anche a questo.
PietroLaRosa alle 16:44 in:
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martedì, 22 maggio 2007
Significa 'sogno', in finlandese. Domani vedremo Cotronei per l'ultima volta prima di chissà quando (francamente spero presto). Che ne dite voi di simulare (il piffero simulare, ci verrebbe spontaneo) la scena finale de L'Attimo Fuggente? Sarebbe spettacolare. Huuuh non ci posso pensare >.<
Poi poi poi poi, la scuola mi ucciderà prima o poi. Ma non per i compiti, alla fine me ne frego, è lo stress. diamine, lo stress. Ho un cerchio alla testa che non ve lo immaginate neanche. Sarà sta roba che ci dobbiamo sempre copiare, Eru.
Bon per ora chiudo e torno sui libri(?)
SESSANTAGIORNIALLAPARTENZAPERDUBLINO *_*
PietroLaRosa alle 16:21 in:
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lunedì, 21 maggio 2007
Odio Hemingway. Odio quel suo modo di scrivere. Ho letto Il Vecchio e il Mare ieri pomeriggio (m'è venuta la mania di leggerli in una volta i libri, non ci posso fare nulla). Non pensavo ceh lo stile di quello scrittore fosse così orrendo.
Voglio dire, la storia di per sè è stupenda, poeticissimi, profonda quanto vuoi, ma c'è modo e modo di raccontarla, una storia come quella. So che è una specie di bestemmia letteraria, ma de gustibus non disputandum est. Poi io ce l'ho un minimo di buongusto nel leggere. Preferisco molto di più il modo di raccontare il Mare di Baricco, francamente. Genio lui, cento volte genio lui.
Chiudiamo con Hemingway, c'è altro? Mnhh...ah, si.
C'è sta storia che io sogno tropop. Sono due o tre notti che sogno, e me lo ricordo anche. Il puno è ch mi capita di svegliarmi e per un qualche minuto io VIVO in quel sogno. Non è carino, eh. Specie quando sogni d'aver risposto alla domanda da 1 milione a Gerry Scotti (domanda su cosa fosse un cd °_°). Un pò meno piacevole è quando ricevi una telefonata da Shevchenko, vai fuori per sentire meglio, ma la linea cade e mi trovo due tizi su un macchinone a spararmi. Ma dico io, non sono neanche milanista, che mi lasci in pace!
E il guaio è che anche quando faccio dei miseri sonni da una o due ore sogno. È pericolosa sta cosa, provate a pensare se sogno di diventare Preside, mi sveglio in classe e "licenzio" Polito. Brrrr.
Nient'altro per il momento, a presto.
PietroLaRosa alle 12:15 in:
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