L'Ulisse.
E Casa la chiamerò d'ora in poi la MIA Dublino, e famiglia per me saranno gli abitanti, perché è così che mi sono trovato. Immerso in una famiglia infinita, cullato dalle note di flauti, violini, chitarre. L'Oblio è la cosa che mi fa più paura a questo mondo. Ma certe cose non si dimenticano.
Sensazioni, odori, sapori. Anche le più orrende Lasagne al Bambino resteranno per sempre nella mia bocca. E l'insalata di cipolle, a cui ho rinunciato per, diciamo, motivi personali. E l'hamburger decente, la pasta fredda e senza sale, e gelati, i cornetti, la frutta rubata. Ormai fa tutto parte di me. Io SONO quelle cose. Mi hanno infettato. E non c'è cura.
E indelebili saranno anche i ricordi della mia cavalleria, dei pagamenti anticipati e mai restituiti (e, per Selene, così sia), dei regali e dei prestiti. Di una felpa che ha smesso di essere mia, se mai lo è stata. Forse era solo destinata a diventare un Memento. Perché ho una dannata paura dell'Oblio, e quella felpa so che aiuterà a non dimenticare.
E a non dimenticare mi aiuteranno la goccia di Guinness, le pietre, le piume, i pennarelli mai usati, il Moleskine, le penne, il cappellino, la giacca troppo grande, la collana ed il bracciale. E poi la sciarpa. Sì, la sciarpa. Tutti Memento nati in due settimane e destinati a restare in eterno, catalizzatori di Ricordi.
Non andranno via neanche i momenti indimenticabili. Le volte che ho cucinato per qualcuno. Le patatine che si tagliavano con un grissino, la pizza bruciata sotto e cruda sopra, le tagliatelle napoletane piccanti e le salsiccette. Sì, le tagliatelle napoletane piccanti e le salsiccette. Le infinite attese ai semafori. I bus enormi ed in perenne ritardo. La partita a bowling, quelle a hockey su aria, quella a basket con Ian, le briscole e quell'altro gioco idiota. Il thè vicino al Trinity e il confronto delle infanzie.
Le persone poi, quelle chi se le dimentica. La Guardia, col suo eroico self-control alle 4 di notte, l'omino-che-vive-dentro-l'ascensore, Cirillo (ora pro nobis), Andrew "l'hogiàvistodaqualcheparte" O'Connell, Amelia, Ian, la signora stridula alle Poste, il veterano della Security, Gustav, Bambi/Fiona/l'Acida, Mamma Roberta, la Vegetariana causa insetto (ora pro nobis), Marilù, Liana (e qui il nome conferma la mia teoria: l'uomo si deve poter aggrappare, punto), Rizzo (in versione femminile. Ok, in versione più femminile), quella-che-non-si-valorizza, i Tre Moschettieri (menzion d'onore per Gianmarco che sfida la mafia grossetana), il Pellizzari e le mie due coinquiline, e poi Elena, quella cucciola di Raffaella, Martina e Mirka, più chi già conoscevo: l'Artista, Margot, Pandora, Serena (mea culpa), Alessandra, e perchè no, anche Paciuzzz che ha chiesto di me. E poi la Volpe. Poi l'ho capito il perchè.
Le suonate sotto la Luna, il Bastone di Frodo, la Finestra del Terzo Piano, le battute nate per caso e quelle meditate in segreto. Lo sfogo alla corsa dei cani. Il non voler abbandonare Casa. Lo sfogo sul divano quando ho fatto il profugo e l'idea del Memento.
E quella sera davanti al Prato degli Incendi, quando ho gettato il cuore oltre l'ostacolo per la prima volta nella mia vita senza pensarci troppo. Il Tempo è bastardo quando è limitato, corre via. E no avevo già perso più del consentito. Sono riuscito ad aprirmi davvero. A dire quello che pensavo.
Mi ha fatto crescere, se ci penso sù. Ho fatto amicizia in un paio di giorni, quando normalmente mi ci vuole un anno e mezzo come minimo. Ed ho imparato a non tenere tutto dentro.
Continua il MIO anno. Continuano i cambiamenti in positivo. Grazie a tutti. Ci rivediamo presto.
A Casa, magari.
Ecco perché. Perché è schiva. Perché è imprevedibile. Perché è bella. E perché sembra sempre triste, ma quando sorride è un'esplosione di vita. Come loro.

