sabato, 22 marzo 2008

The Wandering Minstrel

Lo notammo subito quando arrivò. Qui a Stratholme ormai siamo in pochi. Ad una certa ora la città si svuotava. Tutti a casa nei loro caldi, ipocriti letti. Tutti singoli. Lui arrivò all'improvviso. Con addosso un cappotto di pelle lungo ed un cappello nero. Gli abiti sporchi e la barba accuratamente incolta. Un personaggio, insomma. Il Menestrello Vagabondo. Lo chiamavamo così perché non faceva altro che passeggiare per le strade vuote. O meglio, faceva anche dell'altro. Urlava. Urlava poesie al vento, anche di quelle senza rime. E il vento era come se gli ubbidisse, ci portava ogni parola alle orecchie, non ci lasciava più dormire con la tranquillità di un tempo.

Così poco alla volta cominciammo a scendere in strada ed a seguirlo. Di giorno fingevamo , di notte vivevamo. Lui non si curava di noi, ed era una noncuranza amorevole. Continuava a urlare contro il vento e il vento, pazientemente, urlava tutto a noi. Ma forse non eravamo pronti. Alcuni di noi frapposero i loro interessi a quelli comuni. Cercarono di sapere di più. Pregarono il vento e lo straniero afinché urlassero a loro con più forza. Non fu così. Davanti al loro continuo rifiuto decisero che sarebbe stato meglio che nessuno sapesse piuttosto che tutti sapessero in egual maniera.

Avvertendo simili sentimenti il Menestrello spari. Quelli che prima si lamentavano della sua presenza adesso
soffrono la sua assenza. Di giorno si finge, di notte si dorme. Come sempre in letti singoli. Però non tutti. C'è chi la notte non dorme e continua a scendere in piazza per ascoltare i sussurri del vento. Non più grida, sussurri. Chi prima voleva acquisire una conoscenza superiore adesso dorme ignaro. Ignaro del danno provocato a sé stesso ed alla città. Quell'uomo eradicò ogni barriera tra di noi mentre altri ne costruivano silenziosamente. Adesso però loro sono rimasti dall'altro lato, soli ed irraggiungibili se non da chi come loro ha tradito il sogno di una vita vera.

Lo notammo subito quando se ne andò. Qui a Stratholme ormai siamo in pochi. Ad una certa ora però la città vive. Altri invece dormono nei loro caldi, ipocriti letti tessendo sogni con fili d'illusione.
PietroLaRosa alle 23:59 in:
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giovedì, 06 marzo 2008

J. J.

Io non so scrivere. Non ne ho la stoffa. Non ho padronanza della lingua. Sono sgrammaticato. Dalla calligrafia diabolica. Non riesco ad esprimere i concetti chiaramente. Sbaglio. Scrivo troppo. O troppo poco.

Però, ehi, domani mi vogliono in redazione.
PietroLaRosa alle 22:52 in:
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